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Il Castello di Rivalta di Torino

 

Il Castello di Rivalta di Torino

Il 15 marzo 2008 il Castello di Rivalta di Torino rinasce come preziosa sede espositiva e riapre le proprie stanze al pubblico. Il Castello, sulla cui base medievale si sono stratificati interventi di epoche successive che vanno dallo stile settecentesco al neogotico, racconta la  costante attenzione e relazione col territorio che lo circonda confermandola con questa nuova vocazione di sede espositiva per mostre di arte contemporanea di respiro nazionale e internazionale.

Il direttore artistico, Alberto Weber, in accordo con la municipalità, ha selezionato una programmazione particolarmente attenta alla qualità delle opere esposte e al progetto artistico che le sottende.
Gli artisti ospitati al Castello sono infatti contraddistinti da una ricerca costante sul valore del fare arte, ma sono altrettanto interessati a dialogare col proprio pubblico. Troppo spesso l’arte contemporanea rischia di essere un’espressione autoreferenziale, di nicchia; il Castello di Rivalta si propone invece come luogo dove può avvenire uno scambio tra l’artista e il pubblico, un luogo che conserva la propria identità e legame con il territorio e la sua storia. E con questa solida identità entra a far parte di un circuito di istituzioni italiane ed estere dedicate all’arte contemporanea.

A confermare questa vocazione le quattro mostre che inaugurano l’apertura del Castello: una serie di Ex Voto, 57 artisti contemporanei e un poeta per una grazia ricevuta, una Via Crucis, percorso parallelo tra arte sacra e esperienze contemporanee, la mostra di Bruno Martinazzi, scultore che nella sua lunga carriera costellata da numerosi successi in Italia e all’estero è sempre rimasto fedele a se stesso e attraverso l’arte continua a ricercare ciò che da senso alla presenza dell’uomo e infine un’installazione site specific di Carlo Maria Maggia, giovane artista particolarmente attento all’impatto dell’operato dell’uomo sull’ ambiente naturale che egli esprime in una simbiosi invidiabile tra natura, conoscenza e creatività.

LE MOSTRE

Ex Voto
Un poeta e 57 artisti per una grazia ricevuta
In mostra 57 Ex Voto realizzati da altrettanti artisti e accompagnati dalle parole di Dario Capello. Non esiste nulla di più intimo e allo stesso tempo più universale di un oggetto votivo: espressione di una richiesta privata e manifestazione del dialogo col divino.
Gli artisti chiamati a confrontarsi con un oggetto così ricco di valenze e significati hanno scavato nei ricordi di infanzia, nella cultura popolare e in quella aulica e hanno trovato delle similitudini tra i generi votivi e i linguaggi artistici. Esistono infatti all’interno delle due funzioni primarie di un ex voto – chiedere e ringraziare – tre categorie di oggetti:

  1. generici (frutti, cuori, croci, rosari, ceri…), che funzionano per ogni occasione, così come la pop art, immediata ed esplicita;
  2. sostitutivi della persona (capelli, ritratti, teste, occhi…), laddove l’immagine rimanda ad un tutto di cui l’oggetto è simbolo, così come nell’arte concettuale e nell’arte espressionista/avanguardista
  3. narrativi (dipinti che descrivono una scena, chiamati anche miracoli), dove la ricostruzione della storia riporta alle nuove opere in video o alle performance artistiche.

Queste inaspettate convergenze tra l’operato dell’artista contemporaneo e gli oggetti che da sempre riempiono le nostre chiese e alimentano la fantasia dei visitatori ha dato origine ad una mostra spettacolare che può esser vista e letta a strati, dove l’interpretazione è lasciata libera al visitatore aiutato a ricucire i vari significati dalle penetranti parole del poeta.
Gli artisti in mostra sono Santo Alligo, Stefano Balsano, Sandro Beltramo, Cesare Biratoni, Stefania Bona, Stefano Cagol, Mario Callens, Marianna Cappelli, Bruno Ceccobelli, André Chabot, Marco Comuzzi, Pilar Cossio, Maria Crosti, Davide Di Taranto, Philip Dubit, Adriano Eccel, Ilaria Ferretti, Max Fiumanò Junior, Enzo Forese, M. Laura Garcia Serventi, Dario Ghibaudo, Dario Gemmi, Massimo Greco, Daniele Guolo, Claudia Haberkern, Kevin Kadar, Horiki Katsutomi, Bernhard Köllhofer, Eliana Langiu, Mireille Lenard, Bruno Lucca, Stefania Magnani, Antonio Maltempi, Marcovinicio, Adriana Martinengo, Bartolomeo Migliore, Paola Mongelli, Giulio Mosca, Roberto Murer, Francesco Nonino, Enzo Obiso, Massimo Orsi, Giuliano Orsingher, Marco Pellizzola, Lucia Pescador, Federico Piccari, Giorgio Ramella, Margherita Riccardi, Giovanni Rizzoli, Sylvie Romieu, Irene Rossi, Giorgio Rubbio, Paolo Tait, Alessandro Vicario, Elke Warth, Pietro Weber, Jonas Wille.

Via Crucis
Un percorso parallelo tra arte sacra e esperienze contemporanee
Il percorso della Via Crucis si sviluppa offrendo una lettura parallela, religiosa e umana, delle sue 14 stazioni. A fianco delle tavole del Settecento, nello stesso formato (40 x 30), la riscrittura di 14 artisti contemporanei, il loro soffermarsi, stazione dopo stazione, sui grandi temi – dolore, morte, redenzione – per narrare la condizione umana.
Non solo un esercizio estetico, nella trasformazione di evento spirituale in fatto artistico, quanto una compartecipazione della storia universale attraverso frammenti delle proprie esperienze individuali. 14 contributi contemporanei che danno vita ad uno struggente affresco narrativo dell’eterno calvario umano in tutta la sua fragilità.
In mostra opere di Giorgio Rubbio, Pilar Cossio, Daniele Guolo, Sylvie Romieu, Federico Piccari, Francesco Nonino, Sandro Beltramo, Pietro Weber, Elisa Nicolaci, Bruno Lucca, Marco Pellizzola, Giorgio Ramella, Enzo Obiso, Marcovinicio

Bruno Martinazzi
In mostra 50 sculture che vanno dal 1964 al 1989. Ciò che ha sempre mosso e tuttora muove quest’artista che i musei stranieri si contendono e ci invidiano è la ricerca di un senso nell’esistenza dell’uomo. Lui che ha attraversato la seconda guerra mondiale combattendo da partigiano si interroga sul senso della violenza e progetta nel 1964 il Monumento alla resistenza, la stessa violenza che lo colpisce nei massacri di Sabra e Chatila ai quali nel 1982 dedica il Monumento contro le guerre.
La sua indagine si sposta quindi sulla ricerca di un sistema di misura che sia comune a tutti, per capirsi è necessario avere un linguaggio comune, un punto di partenza concordato; ecco dunque le opere del 1975 Metro, Peso, Pollice.
Alla ricerca di un qualcosa che unisca invece di separare Martinazzi si concentra poi sul particolare, sul frammento dal quale ripartire per ricomporre il tutto; è dei primi anni Ottanta il ciclo Venus, dove gambe, braccia, ventre sono particolari di una madre che ha generato tutta l’umanità e alla quale ritornare per ricostruire il gene comune, il gene della fratellanza.
Bruno Martinazzi ha avuto una vita appassionata e movimentata, non ha potuto seguire la passione per la musica che lo divorava e l’ha sostituita con la passione per la scultura, attirato dalla sua tridimensionalità “dove trovavo corrispondenza con l’equilibrio e l’armonia proprie della musica”. Ha condiviso negli anni tempo e ideali con artisti e intellettuali come Beppe Fenoglio, Primo Levi (studenti in Chimica negli stessi anni), Natalia Ginzburg, Galante Garrone, i fratelli Pomodoro, Giò Ponti, Carol Rama e numerosissimi altri. Ha attraversato ad oggi 85 anni di storia italiana ed è rimasto identico ai materiali che lavora: incorruttibile come i metalli che plasma, resistente fuori con un morbido nucleo come la pietra che scolpisce e che “col tempo sembra acquisire un’anima”. Sono materiali che esulano dal tempo umano, quel tempo che Martinazzi sfida mosso da una frase del Talmud che egli porta scolpita dentro di sé: Non ti è concesso portare a compimento l’opera ma non ti è concesso esimerti. E dunque la ricerca continua, mentre le sue opere sono richieste ovunque: a Torino campeggiano i due grandi pugni in serpentina realizzati per la Fiat e il monolite installato nel 2006 che reca il profilo di un uomo e si colloca in un percorso sensibile per non vedenti, percorribile e leggibile con le mani; sue opere sono state esposte ed acquisite negli Stati Uniti e in praticamente tutte le grandi capitali dell’arte europee.
Oggi una consistente parte dei suo lavori è raccolta nelle stanze del Castello di Rivalta dove i pezzi di piccole e medie dimensioni –“non mi interessa la spettacolarità”, suggeriscono al visitatore attento una riflessione sui temi cruciali della vita.

Carlo Maria Maggia
Frattale visivo
Quest’opera inedita, progettata site specific, rappresenta una ricerca di scultura modulare, basata sulla composizione di un unico elemento architettonico.
In qualsiasi posizione la si osservi, muta insieme al paesaggio ed allo spettatore, permettendo di osservare, da un solo punto di vista, molteplici visioni del luogo circostante, magicamente riunite in un unico campo visivo.
La ricerca artistica volge, in special modo, ad annullare l’impatto ambientale, essendo il territorio stesso l’elemento scultoreo da osservare. L’opera coinvolge quindi lo spettatore che ne diviene parte e la modifica col proprio movimento.

Castello di Rivalta di Torino - via Orsini
Info: Ufficio Cultura 011.9045557/85/86 servizisocioculturali@comune.rivalta.to.it
Ingresso libero
In mostra saranno acquistabili i cataloghi di Via Crucis, Ex Voto e Bruno Martinazzi.

 

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